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Recensione “Prometto di sbagliare” – Pedro Chagas Freitas

Titolo: Prometto di sbagliare
Autore: Pedro Chagas Freitas
Casa editrice: Garzanti

L’amore è in ogni cosa: c’è amore in una mamma che coccola il suo bambino, c’è amore in un fioraio che cura le sue rose, c’è amore in un abbraccio, in un bacio e c’è amore in una vedova che continua ogni giorno a portar fiori sulla tomba del marito defunto.
L’amore è come l’energia: non si crea, nè si distrugge… si trasforma. L’amore è l’unica cosa che rimane quando il corpo perisce.

È proprio l’amore il tema centrale del capolavoro “Prometto di sbagliare” di Pedro Chagas Freitas.
“L’ amore arriva quando smettiamo di essere perfetti” afferma l’autore. Ed è proprio così: l’amore nasce dal cuore, non dal cervello. Il cuore è irrazionale, sbaglia, chiede scusa, ti fa commettere le più grandi follie ma AMA.

Dopo aver letto la trama credevo di ritrovarmi davanti al solito romanzo che narra l’amore e le sue vicende. Dopo aver letto le prime pagine però, mi sono accorta che questo libro è esso stesso l’amore.

Non c’è una storia principale: c’è una storia iniziale, che è quella di due innamorati che si incontrano dopo tanto tempo in un bar e poi c’è l’amore. È proprio questa la particolarità del romanzo: Pedro Chagas Freitas non ci narra la solita storia d’amore, ma ci narra dell’ amore in tutte le sue forme e manifestazioni, ma soprattutto imperfezioni. L’autore ci offre delle pillole d’amore. Ci sono storie di traditori e traditi, amori spenti, amori noiosi di cui comunque non si riesce a fare a meno; storie di amori folli, amori fatti di sbagli, amori passionali e amore nei confronti della vita.
L’ amore è il filo che lega la vita degli esseri umani.

Lo stile dell’autore è davvero particolare: azzarderei a definire questo libro una bellissima poesia: un inno nei confronti dell’ amore.
È impossibile non rispecchiarsi in almeno uno degli amori narrati, ma è anche impossibile descrivere la bellezza e la grandezza di questo libro. Come si può descrivere l’ inebriante profumo di una rosa? L’unico modo per conoscerlo è odorarla. L’unico modo per amare questo libro è leggerlo.
È uno di quei libri da sottolineare compulsivamente, talmente son saggi e reali.
Vi riporto di seguito qualcuna delle frasi che più mi han colpita (solo qualcuna, altrimenti vi trascriverei l’intero libro, talmente è bello!)

 

 

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“-SOLTANTO stare sulla fune ti lega alla vita.
-Ma fa male. Ma trema.
-E intanto ti regge. E intanto ti afferra. Ti fa desiderare altra fune. Soltanto ciò che ti scivola dalle dita riesce a provarti davvero che hai delle dita. Solo quando sei dinnanzi alla quasi morte dai valore alla vita.
-Ti piace tremare?
-Ho bisogno di tremare. Soltanto ciò che mi astrae mi alimenta. Un orgasmo mi fa tremare, un’ euforia mi fa tremare.
-Anche un dolore?
-Devo capire chi sono. Anche se fa male. Soltanto chi trema capisce chi è. Gli altri non sono: provano a essere. E non tremano mai. Cosa ci fanno qui? Niente che non mi abbia fatto tremare è mai stato indimenticabile.
-La vita serve a vivere momenti indimenticabili.
-Non te lo scordare mai. Esiste vita soltanto se qualcosa in te è sospeso a una fine. Soltanto ciò che ti fa tremare ti impedisce di dimenticare.
-Ti faccio tremare?
-Sempre.
-E quando smetterò?
-Dovremo trovare altre strade. Altre forme.
-Altre persone?
-Se sarà necessario. Quando una persona che ami serve solo a spegnerti, non è poi la persona che devi amare. L’amore deve pretendere la massima sorveglianza, devi essere un soldato sul campo di battaglia, tutto il tuo corpo in attesa di un attacco, di una pallottola perduta. E se c’è una cosa in cui l’ amore è imbattibile è la quantità di pallottole perdute che emana. A volte ti colpiscono e non te ne accorgi. E non esiste più l’ amore, solo un dolore che si va estendendo al centro del tuo petto, un dolore che ti consuma, che ti lacera, che ti abbatte. Credi sia l’amore ed è soltanto una ferita. Ci sono ferite che sembrano amore.
-Una distrazione e l’ amore finisce.
-Una distrazione e la vita finisce.
-È quello che ho detto. ”

 

 

“Lo vedeva per la prima volta e già lo amava da sempre. L’amore è molto facile quando nessuno lo complica.

<<Dammi cinque minuti per conoscerti da anni.>>

Il problema della gente è pensare che per avere senso una cosa debba essere difficile, che per essere vera debba essere lenta. Probabilmente fu per il modo in cui lui la guardava, il movimento degli occhi in cerca del mondo.

<<Non ti conosco per niente ma sono tua per sempre>>.

Tutte le dichiarazioni d’amore sono precoci, questa non fu un’ eccezione. Lui continuò a non parlare ma c’era il corpo, c’erano i gesti, il modo in cui si muoveva in attesa di quello che sarebbe accaduto dopo, non c’è bisogno di un nome per amare una persona.”

 

 

“Prometto di sbagliare” è un libro diverso dai soliti.. è un libro che consiglio a chi ama, a chi ha perso l’ amore e a chi non sa più cosa significhi amare.

Gaia.

 

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Recensione “Hugo e Rose” – Bridget Foley

Titolo: Hugo e Rose
Autore: Bridget Foley
Casa editrice: Edizioni e/o

 

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Frutto dell’ originalissima inventiva di Bridget Foley, “Hugo e Rose” è il romanzo d’esordio di questa nuova scrittrice.

La protagonista è una donna di nome Rose.
Rose ha tutto ciò che si può desiderare: una bella casa, dei figli, una situazione economica agiata e un marito che la ama e la fa sentire importante. Eppure c’è sempre qualcosa che la rende inquieta e insoddisfatta.
La sua vita infatti è stata segnata da un incidente avuto da piccolina: dopo una caduta dalla bici è rimasta in coma per qualche giorno. Durante il coma ha iniziato a sognare avventure su un’ isola meravigliosa al fianco di un bambino di nome Hugo.
Da quel giorno in poi Rose non ha più smesso di fare quel genere di sogni. Ogni notte Hugo e Rose si incontrano sulla stessa isola e insieme vivono avventure straordinarie.
Pur essendo un personaggio immaginario, Rose si sente comunque legata ad Hugo e non riesce a smettere di pensare a lui e alla vita che vive ogni notte nei suoi sogni. La realtà le appare spenta: la realtà non è come lei vorrebbe. Tutto ciò traspare anche agli occhi dei suoi figli:

 

“<<Mamma?>>
<<Adam?>>. Mamma aveva usato il suo tono “serio”. Quello che usava per prenderli in giro bonariamente.
<<Mi racconti il sogno di Hugo che hai fatto stanotte?>>
<<Perchè mi chiedi sempre di Hugo?>>
A lui piaceva ascoltare quelle storie. Gli piaceva pensare a ciò che era successo sull’ isola. Aveva un sacco di motivi per cui le chiedeva sempre di parlargliene… ma decise di dirle il motivo migliore. Conosceva anche la parola giusta. Un complimento. Voleva fare un complimento alla mamma.
<<Perchè quando parli di lui sei bella>>.
Mamma non disse più niente dopo quella frase. Rimase muta, come se qualcuno avesse anche girato la chiave della porta che si era chiusa dentro di lei. ”

 

Un giorno come tanti. Un posto come tanti. Casualmente. Nella vita reale. Rose incontra Hugo.
Da questo giorno in poi la sua vita non sarà più la stessa. Adesso ha difronte l’ uomo che l’ ha accompagnata ogni notte nelle sue avventure. Hugo è soltanto l’ uomo che compare NEI suoi sogni o è anche l’uomo DEI suoi sogni?
Perché entrambi si conoscevano senza neanche essersi mai incontrati? Perché Rose non ha mai fatto sogni diversi dopo quell’ incidente? Chi è Hugo nella vita reale? Cosa ne sarà di Rose, della sua famiglia, dei suoi sogni?

 

“<<Forse… forse è questo che sono i sogni. Forse le persone che vediamo in sogno sono individui reali che hanno qualcosa da insegnarci, che possono aiutarci in qualche modo… Ma dai sogni ci si sveglia. I sogni dovrebbero aiutarci a vivere meglio la vita… non impedircelo>>. ”

 

Se davvero “chi ben comincia è a metà dell’ opera”.. Bridget Foley ha davanti una grande carriera. Questo romanzo mi ha lasciata davvero senza parole.
La storia è geniale e non cade mai nel banale. Anche il finale mi ha sorpresa: a inizio romanzo l’ avevo immaginato del tutto diverso.
Lo stile è semplice e leggero e il romanzo risulta molto scorrevole e mai noioso. L’ alternanza sogno/ realtà é gestita in maniera impeccabile dall’ autrice.
È uno di quei romanzi che riesce a tenerti incollato alle pagine anche una notte intera.
Consigliatissimo!

Ringrazio la casa editrice Edizioni e/o che mi ha dato la possibilità di leggerlo in anteprima e presentarlo già a voi. Il romanzo è in uscita il 10 Settembre. Se vorrete acquistarlo non ve ne pentirete.

Alla prossima recensione,
Gaia 🙂

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Recensione “Auro Ponchielli contro la fine del mondo” – Alessandro Pozzetti

Titolo: Auro Ponchielli contro la fine del mondo
Autore: Alessandro Pozzetti
Casa editrice: NNeditore

Buon pomeriggio a tutti cari lettori. Il libro di cui parleremo oggi mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice e per me è stato un vero e proprio “appuntamento al buio” in quanto non avevo idea di che titolo mi sarebbe stato spedito.
Ebbene, ho aperto il pacco e all’ interno ci ho trovato “Auro Ponchielli contro la fine del mondo” di Alessandro Pozzetti.
La prima cosa che ho fatto è stata leggere la quarta di copertina e in tutta sincerità non mi ha entusiasmata per niente.

Ormai mi conoscete da tempo e sapete che sono del tutto sincera nelle recensioni; ovviamente il mio punto di vista è soggettivo.

Partiamo innanzitutto dalla trama, che è la prima cosa che dovrebbe attirare il lettore, ma che con me non ha funzionato.

Il protagonista è Auro Ponchielli, un uomo comune, impiegato di un’ agenzia pubblicitaria milanese.
Le sue più grandi preoccupazioni sono due: il suo capo (e quindi di conseguenza le pressioni sul lavoro) e la grandezza del seno della sua fidanzata, Marzia.
La sua “tranquillità” viene un giorno stravolta: il destino del mondo è in pericolo e il compito di salvare il genere umano ricade proprio nelle mani di Auro.
A questo punto inizia una carrellata di eventi fuori dal reale e personaggi assurdi e folli.
Giusto per farvi qualche esempio: Auro ha un amico, Padrepio, che per mestiere interpreta Gesù nei documentari e un giorno riceve uno strano oggetto, capace di trasportare qualsiasi cosa/ persona direttamente nella sua abitazione.
Poi ci sono: una vecchina che fuma erba e picchia peggio di un pugile, un’ astronave piena di anziani, un papa che verrà lanciato nello spazio per benedire la Terra dall’ alto, una pornostar e.. ed è meglio che io mi fermi qui.

Purtroppo la lettura per me non è stata molto scorrevole: in tutta sincerità avrei abbandonato il libro già dopo le prime venti pagine.
Non mi è piaciuto per niente il personaggio di Auro e l’ho trovato alquanto insensato.
Per non parlare della carrellata di personaggi ed eventi che non solo sono uno più assurdo dell’ altro, ma non hanno neanche un rigore logico e funzionale.
Alessandro Pozzetti ci prospettava una lettura divertente e questa cosa l’ho riscontrata soltanto in alcuni punti.
Personalmente (non per fare la persona raffinata) ma ho trovato questo libro un po’ troppo volgare: innanzitutto per le parolacce. Ora, non che sia un reato, ma secondo me l’ autore le deve sapere utilizzare e non spararle così come capitano solo per rendere il testo più “appetibile”. Niccolò Ammaniti, ad esempio, se lo può permettere.

In secondo luogo l’ ho trovato volgare anche nelle cose raccontate.
Al giorno d’ oggi si pensa che per far ridere basta ricadere nella volgarità. Ahimè non è così: sono molto giovane, va bene, ma so benissimo che “divertente” non è sinonimo di “volgare”.
Ad esempio un libro divertente che io consiglierei è “Un calcio in bocca fa miracoli” di Marco Presta. (Tranquilli, non mi pagano per far pubblicità occulte.. ahah)
In tutta sincerità quindi, paragonerei questo libro al minestrone della nonna: tutto fa brodo sì, ma non è detto che ne risulti un BUON brodo.
Quiiiindi, tirando le somme: Io (e sottolineo I O ) gli darei soltanto una stellina, mi dispiace dirlo.
Pertanto, se vi aspettate una lettura didattica o perlomeno sensata, vi sconsiglio con tutto il cuore questo libro.
Come sempre: se lo avete già letto mi piacerebbe confrontarmi con voi e sapere come lo avete trovato.

Al prossimo post cari! 🙂

 

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Recensione “Il palazzo degli specchi” – Amitav Ghosh

Titolo: Il palazzo degli specchi
Autore: Ghosh Amitav
Casa editrice: Edizioni Beat
Quando un lettore trova difronte a sè un libro con più di seicento pagine, può avere due reazioni differenti: c’è il lettore che si spaventa ed entra in panico perché inizia a pensare che il libro possa essere pesante, che gli ci vorranno settimane per arrivare all’ ultima pagina e roba così; e c’è il lettore accanito, a cui non importa la lunghezza di un libro, anzi: più pagine ha e più il suo viaggio durerà a lungo.
Tranquilli, lo so che ve lo state chiedendo.. io faccio parte del secondo gruppo, amo i libri ciotti.
Okay, egocentrismo a parte, iniziamo subito.
Nel momento in cui mi sono trovata davanti “Il palazzo degli specchi” è stato amore a prima vista. Seicento pagine di viaggio.. E che viaggio!!
Incuriosita, ho iniziato subito a leggere.
Il romanzo ha un filo conduttore che si muove tra tre famiglie e tre luoghi diversi (Birmania, India e Malesia) per poi realizzare un capolavoro cucito su un’ unica tela. Siamo nel Novecento. Si susseguono vicende d’amore, matrimoni, nuove nascite, separazioni, in pratica temi comuni della letteratura. La particolarità sta in ciò che fa da sfondo alle vicende, ovvero lo scenario che mostra le violenze della storia, tra cui: l’ occupazione dell’ esercito inglese a Mandalay, la lotta per l’indipendenza dell’ India e la Seconda Guerra Mondiale. Non bisogna pensare a questo romanzo come ad un romanzo storico: le vicende non sono narrate noiosamente, anzi. Le vicende servono per renderci partecipi del cambiamento nella vita degli uomini, causato proprio da queste brutalità.
Devo confessarvi che nelle prime pagine non mi ha entusiasmata molto: credevo di trovarmi davanti il tipico romanzo storico a cui preferiresti addirittura un libro di storia. Fortunatamente non ho abbandonato la lettura (non sopporto non finire un libro e lo abbandono solo in casi estremi). Dico “fortunatamente” in quanto questo libro, nelle pagine successive, si è rivelato un vero e proprio capolavoro.
A dispetto della lunghezza, il romanzo scorre in maniera molto fluida e le descrizioni sono un qualcosa di magnifico. I personaggi riescono a coinvolgerti a pieno nella storia e ti tengono appeso ad un filo fino alla fine, pertanto ti obbligano in un tal senso a continuare la lettura.
Probabilmente il lettore che ama l’azione e odia le descrizioni lo abbandonerà già dalle prime pagine. Io invece mi sento di consigliarlo davvero a chi ha voglia di sognare e visitare attraverso gli occhi dei personaggi questi posti magnifici dell’ Oriente.
Mi piacerebbe tanto sapere se anche voi l’ avete letto e se l’avete abbandonato dalle prime pagine o se (come me) l’avete trovato un piccolo capolavoro.
Alla prossima recensione cari,
Buona giornata!

 

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Recensione “Brilleremo tra un milione di soli” – Beth Revis

Salve a tutti! 🙂
Avevo pensato di fare un’unica recensione riguardante i primi due volumi della trilogia di “Across the universe”, però poi ho pensato: sarebbe riduttivo parlarne insieme, no? Così ho deciso di separare i due volumi. La recensione di “Io e te oltre le stelle” è già online e la potete trovare qui. Oggi invece parleremo di “Brilleremo tra un milione di soli”.
Let’s start!

Titolo: Brilleremo tra un milione di soli
Autore: Beth Revis
Casa editrice: Piemme

Il libro di cui parleremo oggi è un sequel dunque, per chi non ha mai letto “Io e te oltre le stelle” potrebbe risultare tutto un po’ confuso. Per questo vi rimando alla recensione precedente.
Nel volume precedente abbiamo lasciato Amy sulla Godspeed e Elder in procinto di diventare Eldest a causa di una serie di eventi successi che non sto qui ad elencare per evitare spoiler nel caso non abbiate letto il primo volume.
Elder vuole essere diverso rispetto gli altri Eldest: vuole governare in tutta sincerità e rivelare la verità al suo popolo.
I misteri da svelare però, non sono ancora finiti e ci sono cose che persino Elder ancora non conosce. Grazie a quella che più che “caccia al tesoro” chiamerei “caccia alla verità” (se così possiamo chiamarla), Amy ed Elder scopriranno la verità assoluta riguardo la nave.
Quanto manca effettivamente per raggiungere Terra- Centauri? Cosa è successo ai motori della nave? Perché l’epidemia tempo addietro ha decimato la popolazione? Quali misteri nasconde la Godspeed?
In “Brilleremo tra un milione di soli” troveremo una risposta a tutte le nostre domande.
Vi avevo accennato nella recensione precedente che “Io e te oltre le stelle” mi aveva decisamente incantata e “Brilleremo tra un milione di soli” ha mantenuto la stessa promessa. Ho deciso infatti di prestare i due volumi della trilogia anche a mio fratello, che è molto restio nella lettura. Posso dirvi che anche lui li ha letteralmente. d-i-v-o-r-a-t-i.
Ora, dopo aver terminato il secondo volume della trilogia, non vedo l’ora che esca il terzo!
Promosso anche il secondo volume della trilogia di “Across the Universe”.
E voi? Che aspettate a comprarlo?
Alla prossima lettori 🙂

 

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Recensione “Le due metà del mondo” – Marta Morotti

Titolo: Le due metà del mondo
Autore: Marta Morotti
Casa editrice: Harlequin Mondadori

C’è una bellissima frase di Freud che recita a grosso modo così: “Il pazzo è soltanto un sognatore sveglio”.
Al giorno d’oggi l’ aggettivo “pazzo” viene utilizzato forse più del termine “cioccolata” e molto spesso impropriamente.
<<Oh, guarda com’è vestito quello! È proprio pazzo!>>
<<Ma sei pazzo a mangiare tutti quegli hotdog?>>
Ebbene si, molti usano questa parola a sproposito senza sapere realmente il suo significato. Nella frase di Freud che ho sopra riportato, è racchiusa tutta l’essenza di questa “pazzia”.

Marta è una ragazza di diciannove anni, vive a Torino con la sua mamma e da poco ha terminato gli esami di maturità.
Il suo più grande sogno è fare la psicologa, ma è costretta ad andare a lavorare in fabbrica per aiutare economicamente la sua famiglia.

“Mio padre diceva che non servivano a nulla i voti alti, che era sufficiente portare a casa il sei, ma sapevo che era felice dei miei piccoli successi. Avrebbe voluto farmi studiare dopo le superiori, ma non potevamo permetterci libri troppo costosi. I soldi erano pochi. I problemi tanti. Lui era un operaio, montava alcuni pezzi di automobili. Mia madre era una casalinga. Avevano bisogno di una mano prima possibile. Mio padre aveva già parlato con alcuni suoi colleghi chiedendo consiglio su come farmi inserire in fabbrica non appena avessi finito la scuola. Me l’ aveva raccontato una sera a tavola. E io avevo solo sorriso. Ma non avevo detto nulla. Non volevo deluderlo. E non volevo deludere me stessa. ”

Maria però vive in un mondo che si è costruita su misura. È la sua safe zone: il solo mondo in cui si sente sicura e adatta alla vita.
Proprio per questo la gente la considera pazza.
Ha messo gran parte dei suoi sentimenti da parte e li ha rinchiusi in un vaso di Pandora. Quando il vaso è pieno, però, basta una sola goccia per farlo traboccare.
La stessa cosa avviene nella vita di Maria.
Arriva un momento in cui la sua vita viene stravolta: il suo unico e migliore amico parte e lei ha bisogno di sfogarsi con qualcuno. La situazione familiare non è delle migliori: un padre assente, una madre che cerca di fare di tutto per farla sentire amata e protetta e una vicenda particolare alle spalle. È proprio questa vicenda che ha spinto Maria a costruire il suo mondo inventato: Maria non accetta la realtà e se ne costruisce una per conto suo.
Dopo la partenza del suo amico Salvatore Maria decide di contattare una vecchia amica del liceo. Da questo incontro Maria scoprirà che ci sono troppe emozioni che ha chiuso nel cassetto e capirà cosa vuol dire vivere davvero, avere una vita sociale e non un mondo inventato. Maria uscirà finalmente dalla sua safe zone e scoprirà la dura realtà che l’ha costretta a diventare una sognatrice ad occhi aperti.

Il libro è strutturato in due parti: nelle prime centosettanta pagine narra in prima persona Maria. Questo ci permette innanzitutto di comprendere i suoi sentimenti, ma anche di accompagnarla nella sua crescita, quasi come un romanzo di formazione. Il lettore infatti accompagnerà Maria fino alla scoperta della verità e quindi fino al crollo improvviso delle sue certezze.
La seconda parte invece è narrata dal punto di vista della mamma, Lucia. Lucia gioca un ruolo fondamentale in quanto sarà lei a rivelarci la realtà effettiva delle cose e renderci partecipi del trauma che ha scosso Maria.
Il romanzo è steso in maniera leggiadra. La scrittura è scorrevole e l’ idea davvero originale. Mi ha tenuta incollata alle pagine e credetemi se vi dico che l’ ho terminato in mezza giornata!!
Quella di Maria è una situazione che molti ragazzi si trovano ad affrontare. La sensazione di sentirsi inadeguati, diversi, distanti non ci deve spaventare. Deve essere da stimolo per un confronto. Non dobbiamo mai permettere alle nostre paure di impedirci di vivere esperienze nuove e conoscere gente nuova. Bisogna farsi coraggio e uscire dalla safe zone. Solo allora scopriremo che il lupo gigante di cui avevamo paura non è altro che un coniglio di piccola stazza.
Consiglieresti questo libro? Certo che lo consiglierei. È un piccolo tesoro che oltre alla semplice storia, ci regala un preziosissimo insegnamento.
Ci vediamo alla prossima recensione cari lettori. Buona giornata 🙂

 

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Recensione “Io e te oltre le stelle” – Beth Revis

Titolo: Io e te oltre le stelle
Autore: Beth Revis
Casa editrice: Piemme

Molto spesso l’uomo tende a dare tutto per scontato: la natura che ci circonda, il sole, la luna, i tramonti, i temporali.
Pensa di conoscere i ritmi dell’ universo soltanto perché si susseguono meccanicamente, come le stagioni o l’ alternarsi del giorno e della notte. Però fermiamoci un attimo a pensare: e se il mondo fosse in pericolo? Cosa ne sarebbe del genere umano?

Amy è una ragazza come tante e vive sul pianeta Terra.
Il pianeta però non ha più speranza, così viene progettata una missione per la salvaguardia del genere umano: figure di spicco come militari, biologi, tecnici e ricercatori verranno ibernati per trecento anni e caricati su una nave, la Godspeed, diretta verso il pianeta Terra- Centauri. Passati i trecento anni, saranno scongelati e potranno dare il via ad una nuova vita sul nuovo pianeta.
Ormai è tutto pronto per la missione. Amy non è obbligata a partire con i suoi genitori, ma il suo amore nei loro confronti la spinge a imbarcarsi e sopportare la tremenda operazione di ibernazione. Soltanto trecento anni. Poi sarà tutto passato, poi potranno finalmente riunirsi.
Il tempo scorre lento per Amy, finché un giorno qualcuno la sveglia dal suo sonno di ghiaccio. Nulla però è andato come previsto: Amy è l’unica ad essere stata scongelata e tra l’altro ben cinquant’ anni prima del previsto.
Si ritrova così sulla grandissima Godspeed e scopre ben presto i meccanismi che la regolano. La nave ha un pilota automatico, pertanto non ha bisogno di nessun comandante. La gente che la abita però, ha bisogno di un leader, l’Eldest. Eldest però, ha quasi terminato il suo periodo di carica, pertanto sta addestrando l’ Elder, che al momento opportuno prenderà il comando.
Questa gente non ha mai visto la Terra, è su questa nave da tantissimi anni. Qui tutto è finto: è tutto una falsa riproduzione della terra. Amy pertanto viene considerata come un mostro, ma lei è l’ unica ad aver visto la realtà con i suoi occhi.

“Cosa posso dire loro della Terra? Come posso spiegare quanto è diverso l’odore dell’ aria, perché il suolo sembra più ricco, perché tu ti senti diverso per il solo fatto di sapere di avere l’ intero mondo a tua disposizione? Dovrei cominciare con le montagne sempre celate dalle nuvole e dalla neve.. O forse loro non sanno neppure cosa significano le parole nuvola, neve e montagna? Potrei parlare loro dei diversi tipi di pioggia, della pioggia battente che è perfetta se vuoi restare in casa a guardare un film o a leggere, della pioggia sferzante le cui gocce sembrano aghi sulla pelle o della pioggerella estiva, che rende il primo bacio col tuo primo amore ancora più dolce.”

Amy ha nostalgia della sua Terra e non ha nessuno con cui condividere i suoi ricordi. Ha paura, molta paura, ed è sola.
Solo Elder sembra esserle vicino. Il loro rapporto maturerà nel tempo in maniera sana e spontanea.
I misteri che governano la nave però sono tanti e neanche Elder ne è a conoscenza.
Innanzitutto: chi ha scongelato Amy? Perché proprio lei che era un carico superfluo e non aveva nessun ruolo importante nella missione?
Perché l’assassino sta continuando a scongelare altri ibernati nel tentativo di ucciderli? Perché Eldest vuole nascondere alcune cose alla sua gente, ma anche ad Elder?

“Io e te oltre le stelle” è il primo capitolo della trilogia “Across the universe” ed è seguito da “Brilleremo tra un milione di soli” (presto la recensione sul blog).
La trilogia è stata portata in Italia dalla casa editrice Piemme, che ringrazio infinitamente: innanzitutto perché si tratta di una trilogia bellissima, ma anche perché mi ha dato la possibilità di leggere i primi due volumi.

“Io e te oltre le stelle” è uno di quei libri dai quali non riesci a staccarti. È uno di quei libri per i quali vale la pena restare svegli tutta la notte a leggere. È uno di quei libri che ti catturano con i loro misteri e ti rendono partecipi della magia della storia.
L’ idea dell’ autrice è davvero originale. La storia è molto scorrevole e riesce a catturare l’attenzione di chiunque. Non si tratta soltanto di un semplice romanzo distopico: “Io e te oltre le stelle” è una denuncia contro una società ridotta in schiavitù, una società-automa che non ha più libertà e l’unico scopo che ha è adempiere ai compiti imposti dalla classe dirigente.

Personalmente non sono un’ amante delle trilogie.. va sempre a finire che diventano monotone e alla fine mi stancano. “Across the universe” però mi ha letteralmente catturata, infatti ho già terminato anche il secondo volume e non vedo l’ ora che in Italia arrivi il terzo.
Vi assicuro che non ve ne pentirete.
Fatemi sapere se avete intenzione di comprarlo o se l’ avete già letto e spero che la recensione vi sia tornata utile.
Alla prossima 🙂

 

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Recensione “Le cronache del labirinto – I rinati” – Fortunato Campopiano

Salve a tutti cari lettori!
Oggi parleremo del libro “Le cronache del labirinto – I rinati”. Se vi state chiedendo di cosa si tratta è del tutto lecito in quanto questa è l’ opera d’ esordio dell’ autore Fortunato Campopiano e mi piacerebbe farla conoscere anche a voi.
Innanzitutto vorrei ringraziare l’autore per avermi affidato il suo scritto e congratularmi per la tenacia che dimostra nel diffondere la sua opera. Pertanto ne approfitto per augurargli Buona fortuna!
Detto questo, iniziamo subito.

Titolo: Le cronache del labirinto – I rinati
Autore: Fortunato Campopiano
Casa editrice: Fortunato Campopiano

La storia si apre con un evento misterioso: padre Joseph è il rettore di un orfanotrofio e un giorno lui e i suoi bambini si ritrovano vittime di un incendio. Stranamente i bambini non sono per niente spaventati e, ancor più strano, le fiamme non distruggono niente.. anzi, danno alla luce un neonato comparso dal nulla.
Quella stessa notte un uomo misterioso bussa alla porta dell’ orfanotrofio: è tutto vestito di nero e dice di avere il compito di portare via quel bambino.
Padre Joseph è dapprima intimorito, ma una forza sovrumana si accende in lui e mette in fuga l’uomo misterioso. Il bambino ora è salvo e lui se ne prenderà cura. Non sa ancora che nome dargli, così decide di appellarlo semplicemente X.
L’ intreccio continua, ripresentandoci X ben trent’ anni dopo.
X è un uomo vuoto: non é riuscito a realizzare nessuno dei suoi sogni, inoltre in tutti questi anni è sempre stato rifiutato da tutti, nessuno lo ha mai adottato. Pertanto si sente un fallito.
Esattamente il giorno del suo trentesimo compleanno si trova coinvolto in un incidente automobilistico e si accorge che l’uomo che ha tamponato è un gigante. Si avvicina a lui ma, stranamente il gigante fugge a gambe levate. X decide di seguirlo e si scontra con lui. Nonostante le sue ferite e nonostante le differenze di massa muscolare, X riesce ad abbattere il gigante, poi perde i sensi.
Si risveglia il giorno seguente in una clinica, dove viene curato dalla dottoressa Aurora e il Dottor Gold.
I due lo tormentano di domande, ma X ricorda poco della vicenda. Su consiglio di Aurora inizia a partecipare a un gruppo di sostegno. Scopre pian piano che gli altri ricoverati sono stati vittime di incidenti strani come il suo e che la notte hanno tutti gli stessi incubi. Tutti i membri si sentono strani, emarginati dalla società. Il dottor Gold rivela loro che non sono strani, bensì sono esseri speciali.
Finalmente X scoprirà tutta la verità sul suo conto e sul suo passato e capirà qual è davvero il suo compito.
Il resto lo lascio scoprire a voi 🙂

“I rinati” ha come argomento principale la lotta tra il bene e il male. Sebbene sia un argomento già trattato in numerosissimi romanzi, l’autore riesce a dare quel tocco di particolarità alla storia.
L’idea dei personaggi, infatti, è del tutto originale.
Pur essendo uno scrittore alle prime armi, è riuscito a fare di una piccola storia un grande libro.
Il racconto è scritto bene, è scorrevole e mai noioso. Inoltre gli intrecci sono ben costruiti.
La storia riesce a catturare il lettore già dalle prime pagine. L’ unica cosa “negativa” che ho riscontato è stata un po’ di confusione nel momento in cui vengono riportati dialoghi o pensieri. Infatti molte volte mi sono fermata a rileggere più volte per capire Chi stesse dicendo/pensando Cosa.
Tutto sommato, a parer mio, questo libro merita assolutamente di esser letto. Aspetto con ansia il secondo volume della trilogia e auguro ancora Buona fortuna all’ autore: spero che questo lavoro possa essere l’ inizio di grandi soddisfazioni.

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Recensione “La conchiglia blu” – Elisabetta Raviola

Titolo: La conchiglia blu
Autore: Elisabetta Raviola
Casa editrice: Libro aperto international publishing

“La conchiglia blu” è un romanzo a doppio volto. I protagonisti infatti sono due e a capitoli alterni vengono narrate le vicende dell’ uno e dell’ altra.
Pierluca e Irene sono molto diversi tra loro: Pierluca è un artista, un uomo di mondo pieno di avventure e appuntamenti; Irene é una professoressa di latino, dedita unicamente al suo insegnamento e amante dei libri. Sembrano quasi due opposti: da una parte l’uomo esuberante che fa esperienza del mondo e dall’ altra la donna timida che si richiude in se stessa e nelle sue abitudini. In comune però hanno un passato pieno di dolore e inganni e un presente vissuto all’ insegna della solitudine e dell’ incomprensione.
A capitoli alterni l’autrice ci fa entrare nella loro vita e in quelle che sono le loro emozioni.
Come si può ben immaginare, i due protagonisti non si conoscono ancora. Si incontreranno più volte, di sfuggita e basterà un solo sguardo per far nascere in loro la consapevolezza che quel vuoto che si portano dentro può essere colmato.

Interrompo qui la trama perché cadrei involontariamente nello spoiler, anche se il finale non é poi difficile da immaginare.

Di Elisabetta Raviola ho già letto “E più in alto ancora” e se siete interessati potete trovare qui la recensione.
Devo dire la verità: mi aspettavo molto di più da questo romanzo. Col suo libro precedente mi ha conquistata ma, con “La conchiglia blu” mi ha affossata.
Partiamo dal principio. Innanzitutto la tecnica di scrittura a capitoli alterni non è cosa nuova ed ormai è una tecnica molto utilizzata da tutti (vedi: “L’eleganza del riccio” o “Ma le stelle quante sono” e potrei elencarne tanti altri). La cosa che non mi è piaciuta è stata la trama troppo scontata e banale. Sono riuscita ad immaginarne il finale già dalle prime pagine. Speravo di trovare qualche colpo di scena durante la narrazione ma nulla, il romanzo è filato liscio con l’unico scopo di far incontrare i due. Inoltre è la tipica storia da “colpo di fulmine” e “opposti che si attraggono”.
Tutti noi consideriamo “bello” un libro che riesce a trasmetterci emozioni. Mi dispiace dirlo ma questo romanzo non mi ha lasciato nulla.
“E più in alto ancora” mi era piaciuto proprio perché molto introspettivo, qui invece non sono riuscita a cogliere bene la psicologia dei personaggi.

“La conchiglia blu” lo considererei uno di quei romanzi senza infamia nè gloria.

Tranquilli, non è completamente da bocciare.. Sono riuscita a trovare anche aspetti positivi.
Ho adorato la copertina. Ma voi direte “si Gaia, ma non si giudica mai un libro dalla copertina” ed avete ragione. Oltre alla copertina mi sono innamorata della figura di Irene e del suo amore per la letteratura e i libri. (Il suo amore per il latino invece non lo condivido molto ahah).
Mi è piaciuta anche la scena dell’ incontro tra Irene e Pierluca che si è svolta in libreria.. Diciamo che è la scena dei miei sogni.
Anche l’aspetto artistico di Pierluca e le considerazioni sull’ arte non sono da bocciare.

Un romanzo senza infamia nè gloria ma che di sicuro non rientra nei libri che leggo e rileggo.
Se l’ avete già letto o avete intenzione di acquistarlo mi piacerebbe conoscere anche i vostri pareri e confrontarci.

Come sempre: buona lettura, ci vediamo al prossimo post! Bacini.photo_2015-07-14_12-27-43

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Recensione “Sazio di giorni” – Yoram Kaniuk

Titolo: Sazio di giorni
Autore: Yoram Kaniuk
Casa editrice: Giuntina

Ci sono uomini che vorrebbero vivere per sempre. Ma come sarebbe possedere il dono dell’immortalità? Ci piacerebbe davvero così tanto? O ne siamo attratti solo perché è una cosa irrealizzabile?
Fermiamoci un attimo a riflettere..
Si può vivere per sempre sì, ma accompagnati dai mille problemi che ci affliggono ogni giorno. E allora che senso avrebbe? L’immortalità non implica la felicità. Più che ad essere immortali dovremmo auspicare a morire “sazi di giorni”.

Orlov è un pittore folle e incompleto.
Come è già capitato in passato ai più grandi artisti, la sua arte non viene compresa e lui stesso si considera un fallimento. Questo accade nel momento in cui l’arte si uniforma all’ etica e “bello” diviene ciò che è conforme al gusto comune.
È proprio la sua originalità, però, che dona alle sue opere un tocco sublime.
In un mondo in cui l’arte sta diventando sempre più mercenaria, Orlov la pensa diversamente:

“Non dipingo per esporre i miei quadri e il mio nome, bensì per nascondere la mia arte, che <<arte>> proprio non chiamerei, per carità. Dipingo per comprendere la vita dipinta, per portare a galla la verità nascosta dello spettatore nell’ opera, una verità che lui stesso non sa riconoscere, e per fondermi con la morte. ”

Orlov infatti non dipinge paesaggi, ritratti e nature morte. Orlov dipinge gente morta su commissione.

“Anche Leonardo e Rembrandt hanno imparato a dipingere i morti per sapere di cosa è composta la vita; la morte devi conoscerla mentre sei ancora vivo, non quando è ormai troppo tardi.”

La sua monotonia viene scossa da una telefonata notturna: Magda, novella vedova di un potente uomo d’affari, gli commissiona il ritratto del marito morto, prima che lo portino via.
Orlov lavora tutta la notte in compagnia della novella vedova, a cui racconta un po’ della sua vita, ripercorrendo i passaggi chiave della sua esistenza.
Una conclusione sorprendente stravolgerà la situazione e tramuterà il senso di incompiutezza che affliggeva Orlov, che si scoprirà finalmente un uomo “sazio di giorni”.

Questo libro è stato il mio primo approccio con Kaniuk, ma mi ha subito ricordato lo stile di David Grossman.
In poco più di ottanta pagine Kaniuk è riuscito a rendere ciò che alcuni romanzi non riescono a fare in quattrocento pagine.
Seppur breve, “Sazio di giorni” è un romanzo profondo, dall’ intensità unica.

“La morale è transitoria, mutevole. Quello che era morale ai tempi della Bibbia non lo è oggi per noi. La morale è una faccenda da branco, si segue la maggioranza, mentre tu sei sempre stato te stesso. Vivi com’è giusto per te. Sei quello che Kierkegaard chiamava un uomo etico. Segui la tua coscienza anche se tutti gli altri la pensano diversamente.”photo_2015-07-02_18-34-44

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