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Recensione “Segreto di famiglia” – Mikaela Bley

51j9AWkjBaL._SX328_BO1,204,203,200_Titolo: Segreto di famiglia

Autore: Mikaela Bley

Edizione: Newton Compton, 366 pagine

Ho ricevuto questo Thriller in anteprima dalla gentilissima casa editrice Newton Compton e, dopo aver dato un’ occhiata alla sinossi, ne son rimasta colpita e mi son subito precipitata nella lettura.
Purtroppo recensire un thriller o un giallo, è una sfida molto difficile, in quanto si potrebbe cader facilmente nello “spoiler” e, se avete intenzione di leggerlo non voglio assolutamente rovinarvi la sorpresa. Perdonate dunque se sarò molto breve riguardo la trama, che già di per sè è molto semplice e lineare.

Ci troviamo a Stoccolma. In una giornata fredda e piovosa di Maggio, una bambina di soli otto anni, Lycke, scompare improvvisamente, senza lasciare alcuna traccia.
L’ultima volta la piccola è stata avvistata al centro sportivo, per una lezione di tennis e di conseguenza l’ultima persona che l’ha vista è stata la sua matrigna, Chloè, che l’ha accompagnata in macchina.
La vicenda si svolge intorno a questo caso. La rete televisiva vuole uno scoop e manda sul campo una giornalista di cronaca nera, Ellen.
Ellen ha avuto un passato difficile, segnato dalla scomparsa della sua gemella e sembra che il caso le stia davvero a cuore, così impiega tutte le sue forze nelle ricerche.
I primi indagati son dunque i suoi familiari: il padre Harold, la madre naturale Helena, la matrigna Chloè e la tata Mona, che è affezionata particolarmente alla bambina.
Ellen indaga senza riposo, ma nel frattempo, le speranze di ritrovare la piccola ancora viva diminuiscono sempre più.

Non appena ho iniziato a leggere questo thriller, non sono più riuscita a staccarmi dalle pagine, tant’è che ho ritagliato qualsiasi attimo di tempo libero per continuarne la lettura e l’ho terminato in un sol giorno.
La scrittura di Mikaela Bley, infatti, è caratterizzata da un ritmo serrato e scorre davvero in fretta. Altro punto a favore è l’alternarsi del punto di vista, che si muove tra le quattro donne: Ellen, Helena, Chloè e Mona.

Come avrete ben intuito, i genitori di Lycke sono separati e l’autrice fa di tutto per far ricadere la nostra attenzione e i nostri sospetti sulla matrigna Chloè, descrivendola come una donna fredda nei confronti della piccola, egoista, gelosa del marito e specialmente del suo passato. Per un thriller tutto ciò è alquanto scontato.. nessuno sospetterebbe mai di cose ovvie!
Le descrizioni sono davvero ridotte all’ osso: se da un lato l’ autrice ne ricava un ritmo serrato e scorrevole, dall’ altro ci impedisce di calarci a pieno nella storia. Di Lycke, ad esempio, sappiamo poco e nulla: è una bambina solitaria, taciturna, introversa, e nulla di più.
In toto, la situazione risulta surreale e priva di fondamento e il finale non mi ha lasciata per niente soddisfatta, anzi mi ha soltanto lasciato una sensazione di angoscia.

I pilastri di questo thriller rimangono dunque la scrittura e lo stile.
Come al solito, sapete che le mie opinioni son sempre personali e sincere, pertanto se siete appassionati del genere è un libro che vi sconsiglio, in quanto la trama non può neanche competere con grandi thriller e, di conseguenza, ne rimarreste delusi; se invece non avete particolari aspettative e volete concedervi una lettura leggera e ben scritta, ve lo consiglio!

N.B.: La copia che ho ricevuto è in anteprima, il libro sarà disponibile in libreria a partire dal 3 Marzo 2016. Ringrazio ancora la casa editrice per la sua gentilezza.

Vi auguro una buona serata,

Blend

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Recensione “Vita degli elfi” – Muriel Barbery

cover_9788866327301_1526_600 (1)Titolo: Vita degli elfi

Autore: Muriel Barbery

Edizione: Edizioni E/O, 256 pagine

 

Muriel Barbery, autrice del conosciutissimo romanzo “L’eleganza del riccio”, torna in libreria con una nuova opera: “Vita degli elfi”, il cui titolo allude già ad un racconto fiabesco. Quello narrato in queste pagine, infatti, non è altro che un compendio tra il mondo reale e tangibile e quello fantastico e segreto.
Occorre chiarire subito a chi ha già letto altro della Barbery, che questo romanzo viaggia su un filone letterario di tutt’ altra natura, ma di questo ne parleremo in seguito: partiamo dalla trama.

Le protagoniste sono Maria e Clara, due bambine umane, ma con una dote speciale: una sensibilità superiore. Sono in grado di comunicare con la natura, ascoltarla e assecondare le sue necessità.
Maria è originaria di un villaggio francese e vive appunto in Borgona. Qui scopre di saper comunicare con la natura.
Clara invece vive nelle campagne italiane e, seppur distante materialmente da Maria, le è molto vicina in quanto d’animo: anche lei possiede lo stesso dono, che esprime attraverso il suo genio musicale.
“Vita degli elfi” racconta non solo la loro storia, ma anche quella dei mondi paralleli che con le loro doti sanno evocare. Le due bambine diventano l’ unico anello di congiunzione tra il bene ed il male.
L’essere umano ormai ha perso la sua sensibilità, ha perso l’armonia con la natura; è così immerso nelle preoccupazioni quotidiane, nell’ egoismo, nel “volere di più”.
Solo le due bambine possono ristabilirne l’equilibrio.

In “L’eleganza del riccio” abbiamo conosciuto la Barbery mediante uno stile filosofico – letterale, in cui i filoni narrativi erano perfettamente strutturati.
In “Vita degli elfi”, invece, vi sembrerà quasi di non riconoscerla più, innanzitutto a causa del genere fantasy utilizzato, in secondo luogo per la struttura narrativa fatta a “tasselli separati” e in fine per il registro, che diventa ricercato.
Una nota positiva di questo romanzo infatti, è proprio l’ottima prosa, studiata nel dettaglio e tendente alla ricerca dell’ eleganza. Le descrizioni sono impeccabili, ma ancor più degni di nota sono i concetti filosofici, che il lettore deve ricercare.

Il “filone filosofico” l’abbiamo visto nascere in Muriel Barbery già con “L’eleganza del riccio”. In quel romanzo la narrativa e la filosofia erano perfettamente fuse e avevano nel romanzo il giusto compendio.
In “Vita degli elfi”, il fattore filosofico diventa ancor più presente e, associato al linguaggio aulico, rende in alcuni tratti la lettura un po’ difficoltosa.
Il tema trattato, tuttavia, è scelto con cura e lo trovo un tema davvero interessante.

Purtroppo il libro non ha un finale: per trovata editoriale o per scelta dell’ autrice, il libro è stato scisso in due volumi. Pertanto l’unica cosa che possiamo fare è attendere il secondo volume, per sapere come andrà a finire la vicenda. Se siete dei curiosoni dunque, vi consiglio di aspettare a leggerlo.. ahaha 🙂

Ci “vediamo” al prossimo post!
Baci,

Blend

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Recensione “Il Quinto Vangelo” – Ian Caldwell

il-quinto-vangelo_6856_x600Titolo: il Quinto Vangelo

Autore: Ian Caldwell

Edizione: Newton-Compton editori, 480 pagine

 

Nel 2004, mentre Giovanni Paolo II è sempre più malato, viene allestita nei Musei Vaticani una mostra sulla sacra Sindone. Una settimana prima dell’inaugurazione, però, il curatore muore a Castel Gandolfo e nelle stesse ore, in Vaticano, un uomo si introduce nella casa del prete di rito greco Alex Andreou, consulente della mostra. Andreou, ritenendo i due eventi collegati, decide di portare avanti una sua indagine privata. Per scoprire la verità, però, dovrà ricostruire la straordinaria scoperta del curatore riguardo alla Sindone, il cui segreto è custodito all’interno dei 4 Vangeli e di un quinto, sconosciuto ai più, chiamato Diatessaron. Padre Alex si ritroverà allora braccato proprio quando comincerà a capire quali sconvolgenti conseguenze potrebbe avere una simile rivelazione.
Il quinto vangelo ha ottenuto ottimi risultati e numerose recensioni positive. Ciò crea aspettative, a mio parere, largamente disattese al momento della lettura. Ad esempio, People scrive «Questo thriller intelligente e pieno di suspense è un must per i fan di Dan Brown», ma l’associazione che fa con il creatore di Robert Langdon è quanto mai sbagliata, giacché Caldwell non è al livello di Brown.
Il mistero che dà avvio alla trama è complicato, poco chiaro, totalmente diverso dagli intrecci magistralmente gestiti da Dan Brown, e in pratica non viene neanche risolto. Dei molti interrogativi che sorgono solo pochi trovano risposta. Il testo è incapace di scandire un ritmo di lettura. La narrazione in prima persona si alterna fra eventi e ricordi, ma i flashback sono malgestiti, interrompono il filo logico e sono troppo lunghi o troppo corti (in ogni caso hanno un’introduzione scialba che porta nella mente del lettore ancora più confusione). La lunghezza dei flashback, inoltre, porta il thriller ad essere un romanzo psicologico. Anche le descrizioni, soprattutto quelle di eventi e luoghi, sono deboli: non portano alla formazione di un’immagine nella mente del lettore.
Non credo proprio che questo sentimento di confusione fosse nelle intenzioni dell’autore, però in parte contribuisce a far sembrare più reale il protagonista, che d’altronde aveva la necessità, essendo inserito in un contesto storico così vicino nel tempo e con personaggi realmente esistiti, di essere molto verosimile.
La lettura è invece piacevole per i passi sullo studio dei vangeli, che i più curiosi apprezzeranno. Sono inoltre interessanti i parallelismi instaurati fra Cristo padre Andreou, cosa che contribuisce alla visione dei vangeli come testi da interpretare.
Questo meccanismo crea anche l’unico momento in cui Caldwell supera Brown: se Langdon risulta più irreale della storia di cui fa parte (eppure il lettore sa benissimo che essa è un’invenzione che parte da elementi reali), Andreou è molto verosimile e realistico, sono plausibili la sua cultura e la sua reazione sotto pressione. Altra nota positiva sono alcune pagine di grande impatto emotivo, commoventi per chi conosce e rispetta i personaggi storici riportati. Queste pagine sono comunque troppo poche e non sopperiscono alle altre mancanze del libro.
A meno che non siate davvero intrigati dalle note positive, non penso che valga la pena leggere questo libro.

 

Alessia L.

 

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Aspettando il Natale… “25 racconti per la Vigilia” – Einaudi

Buon pomeriggio e buona Domenica!
Ebbene sì.. Oggi, 20 Dicembre, è l’ultima Domenica di Avvento e il che significa l’ultimo appuntamento con la rubrica “Aspettando il Natale con La casa dei libri”. Non disperate però, perchè presto ci sarà una sorpresina per voi.. vi raccomando di non perdere nessun prossimo post!

Bando alle ciance e ciancio alle bande, torniamo all’ argomento principale, ovvero l’ultimo libro natalizio che mi ha tenuto compagnia durante questa settimana.
L’ultimo libro a tema che ho scelto di leggere è in realtà una raccolta di racconti intitolata “Aspettando il Natale: 25 racconti per la Vigilia”, edito Einaudi.

copUna raccolta di racconti in attesa del giorno più speciale dell’anno, Natale, argomento per una storia, ma anche semplicemente sfondo, ispirazione o morale.
De Marchi, la Deledda, la sorprendente Haydée, Bianciardi, l’anderseniana Contessa Lara, Verga, Buzzati, Bedeschi, Pirandello, D’Annunzio, Guareschi, Zavattini, ma anche Mozzi e Lodoli, sono solo alcuni tra i venticinque scrittori italiani dell’Otto e Novecento presenti in questo volume.
Ci narrano la solitudine del giorno che più accomuna, la povertà tra l’abbondanza più sfacciata. Rammentano, a chi l’avesse scordata, l’origine della festa, ammoniscono chi dà per scontati la gioia, il calore, la famiglia. Per una volta, infatti, lo scopo dello scrittore non è intrattenere la compagnia, ma ricordarle perché si è riunita; il suo compito, solenne e sentito, è spiegarci che cos’é veramente il Natale.

I racconti in questione sono:

  • Evelyn, Strana vigilia di Ceppo
  • Giovanni Verga, Il Carnevale fallo con chi vuoi; Pasqua e Natale falli coi tuoi
  • Camillo Boito, Notte di Natale
  • Marchesa Colombi, Chi prima non pensa in ultimo sospira
  • Carlo Dossi, Il Natale
  • Contessa Lara, Miracolo di Natale
  • Cordelia, Da un Natale all’altro
  • Ugo Fleres, L’ultimo giocattolo
  • Emilio De Marchi, Due scarpe vecchie
  • Gabriele D’Annunzio, Un albero in Russia
  • Luigi Pirandello, Natale sul Reno
  • Luciano Zuccoli, Il miracolo
  • Haydée, Racconto di Natale
  • Diego Angeli, Lettera trovata
  • Grazia Deledda, Il dono di Natale
  • Federigo Tozzi, Il porco del natale
  • Guido Gozzano, Il Natale di Fortunato
  • Cesare Zavattini, Racconto di Natale
  • Dino Garrone, Una notte di Natale
  • Dino Buzzati, Una torta e una carezza
  • Giovannino Guareschi, La lettera
  • Giulio Bedeschi, Da Il Natale degli Alpini
  • Luciano Bianciardi, I Re Magi
  • Marco Lodoli, Bolle natalizie
  • Giulio Mozzi, Ti ricordi quanta neve, l’anno scorso?

I racconti che più mi sono piaciuti e che mi sono rimasti nel cuore sono quattro:

Evelyn – Strana vigilia di Ceppo: la storia è simile alla trama di “A Christmas carol”, ma è comunque uno dei miei preferiti.

Contessa Lara – Miracolo di Natale: fa da scenario alla vicenda un Natale magico, in cui tutto diventa possibile e la protagonista riesce a scampare al suo triste destino.

Cordelia – Da un Natale all’altro: questo racconto mi è rimasto nel cuore in quanto fa capire la vera importanza del Natale. Un Natale non è come l’altro: le situazioni possono cambiare in peggio o in meglio. Il segreto sta nel trovare la “fortuna” nella “sventura”.

Guido Gozzano – Il Natale di Fortunato: tra tutti i racconti della raccolta forse questo è quello che più mi ha colpita. E’ un racconto che tutti dovrebbero leggere e contiene una morale che tutti dovrebbero conoscere. Alla base del Natale non ci sono luci, colori e suoni, ma amore verso il prossimo e altruismo.

 

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Non mi soffermo a parlarvi delle intere trame in quanto, essendo brevi racconti, finirei con lo spoilerare tutto il contenuto del libro. Il mio intento anzi, è quello di incuriosirvi.
Anche se non amate i racconti, vi consiglio di leggere questa bellissima raccolta. Ce ne sono molti degni di nota.
I racconti in totale sono venticinque, quindi per il prossimo anno potreste optare per un calendario dell’ Avvento diverso e leggere un racconto al giorno, a partire dal 1 Dicembre.

Spero davvero che questa rubrica vi sia tornata utile.
Auguro delle serene vacanze a tutti voi e noi ci rivediamo con il prossimo post.. sarà quella sorpresa che vi annunciavo? Lo scoprirete presto.

Buona Domenica a tutti voi!

 

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Aspettando il Natale.. “A Christmas carol” – Charles Dickens

Buonasera cari lettori, come state?
Rieccoci con la rubrica domenicale “Aspettando il Natale”.
Il tempo sta passando troppo in fretta! Oggi, domenica 13 Dicembre, è la TERZA domenica di Avvento e mancano esattamente dodici giorni al Natale.
Chi mi conosce lo sa benissimo: quello natalizio è il mio periodo preferito.. dopo il primo autunno ovviamente u.u
Dell’ Autunno adoro i colori, la prima frescura, i maglioncini, la cioccolata calda, il the caldo, i cappellini.
Questa vignetta racchiude a pieno il mio amore nei confronti dell’Autunno.

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Il periodo natalizio invece è un periodo magico.
Era bello, da piccoli, credere nella magia del Natale; scrivere una letterina, svegliarsi la mattina del 25 e trovare sotto l’albero tutti i regali da noi richiesti.
Col tempo però si cresce e anche le nostre richieste cambiano: la casa delle Barbie si trasforma in un Iphone, l’Iphone si trasforma in una macchina, la macchina si trasforma in un lavoro e così via.
Col tempo si dovrebbe non solo crescere, ma anche maturare e maturare significa proprio capire cosa conta davvero nella vita.

Il libro che ho scelto per questa terza domenica d’Avvento infatti, non è casuale.
Penso che tutti, sia grandi che piccini, ne conoscano la trama. Sto parlando di un racconto: seppur breve, molto significativo. Alzi la mano chi non ha ancora indovinato.
Ebbene sì, oggi vi parlerò proprio di “A Christmas carol” dello scrittore Charles Dickens.

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Questo racconto è stato proposto in tutte le salse: è stato stampato da numerose case editrici, perciò non mi soffermerò a parlarvi della casa editrice o del prezzo o di altre “bazzeccole”. E’ stata realizzata anche una trasposizione cinematografica, che io adoro.
Nel mio caso ho deciso di rileggere questo racconto in lingua madre: l’ ho scovato in un mercatino di libri usati qualche estate fa, a Londra.

La trama è molto semplice, ma sono proprio le cose semplici ad essere le più belle.

È la vigilia di Natale in una Londra di metà ottocento, l’anziano Ebenezer Scrooge avaro e scorbutico proprietario di un negozio di cambio che mal sopporta il clima di festa e allegria che coinvolge la città, respinge a malo modo l’invito a cena da parte del nipote Fred, ed è restio a concedere al suo mal pagato collaboratore Bob Cratchit l’intera giornata di ferie in vista della festività del 25 dicembre.

Giunto l’orario di chiusura del negozio, dopo aver cacciato in malo modo due uomini intenti a raccogliere donazioni per i poveri, Scrooge si reca solitario alla sua dimora. Mentre consuma un pasto frugale prima di coricarsi, riceve la visita di uno spirito, quello di Jacob Marley, suo vecchio socio al negozio di cambio, morto esattamente sette anni prima, proprio la notte della vigilia di Natale.

Lo spirito di Marley appare a Scrooge contorniato da pesanti catene alle cui cime pendono dei forzieri, catene che, come dice Marley stesso, sono conseguenza dell’avarizia e dell’egoismo perpetrati mentre era in vita. Scrooge, spaventato, chiede al vecchio socio come poter evitare che gli accada la stessa sorte, così Marley rivela a Scrooge di essere ancora in tempo per mutare il suo destino e, prima di congedarsi, gli annuncia la prossima visita di tre spiriti, quello del Natale passato, del Natale presente e del Natale avvenire.

I tre spettri, tra flashback e premonizioni riusciranno a mutarne l’indole meschina ed egoista, facendolo risvegliare la mattina di Natale con la consapevolezza che la ricerca del denaro e l’attaccamento alle sole cose materiali sono idoli sbagliati, mentre la carità e la fratellanza si faranno finalmente largo nel cuore del vecchio usuraio.

 

La morale di questo racconto è davvero molto significativa. Tutti noi dovremmo fermarci a riflettere sui veri valori della vita, che non sono i beni materiali, ma l’ affetto, l’amore e la famiglia.

Oltre a consigliarvi questa piacevole lettura, vorrei concludere l’articolo consigliandovi un’ altra cosa: questo Natale circondatevi di meno regali, ma più persone.

 

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Aspettando il Natale.. “La piccola bottega dei sogni” – Fiona Harper

Buona sera e ben ritrovati con la nuova rubrica domenicale “Aspettando il Natale” 🙂

Quest’ oggi, domenica 06 Dicembre, è la seconda domenica di Avvento e tra soli diciannove giorni è Natale!
Nel mio paese l’aria natalizia è già alle stelle. Proprio oggi avverranno l’ accensione dell’ albero comunale e l’ inaugurazione della pista di pattinaggio sul ghiaccio (che è una di quelle cose che ho sempre sognato sin da piccina *-*).

In questa seconda settimana di avvento mi ha tenuto compagnia il libro “La piccola bottega dei sogni”.

La-piccola-bottega-dei-sogni_hm_cover_bigTitolo: La Piccola Bottega Dei Sogni
Autrice: Fiona Harper
Editore: Harlequin Mondadori
Prezzo: € 12,90
Ebook: € 6,99

Trama: Organizzatrice nata e romantica d.o.c., Nicole ha realizzato il lavoro dei suoi sogni quando ha fondato l’agenzia di proposte matrimoniali Sogni & Fantasie. Il suo lavoro la entusiasma profondamente, fino a quando non accetta di organizzare la proposta di nozze per il fotografo Alex Black da parte della sua fidanzata. Alex, infatti, altri non è che l’uomo che lei ha baciato ad una festa il Capodanno precedente  e che non è mai riuscita a dimenticare. Organizzare la dichiarazione da parte di un’altra non è esattamente l’occasione in cui aveva sperato di rivederlo. Ma se permettesse a se stessa di perdere la testa per il fascino di Alex, comprometterebbe la propria reputazione professionale prima ancora di poter dire di averne una. Che cosa può fare, vivere per sempre efficiente e infelice o disoccupata e contenta?

 

 

“La piccola bottega dei sogni” è uno di quei pochi libri che ho scelto “a cuore”, su consiglio di un’ amica, che ne parlava continuamente. Così ho deciso di inserirlo nella mia “to be read” del mese di Dicembre. Ad avermi tratta in inganno è stata la copertina molto stile natalizio. Di natalizio, in questo libro, però, c’è poco e niente. Speravo che l’autrice riuscisse a calarci meglio nell’ atmosfera; credevo che la storia della protagonista fosse presente un po’ di quella magia natalizia… invece nulla.

Il romanzo scorre bene e la storia è interessante. A dir la verità mi aspettavo qualcosa di “più impegnativo”, ad esempio uno di quei libri profondi e significativi che ti rimangono nel cuore, invece l’ho trovata una lettura molto leggera. E’ l’ ideale per chi, durante le vacanze, vuole dilettarsi leggendo qualcosa di scorrevole, poco impegnativo e rilassante.

Quale sarà il libro che mi terrà compagnia nella prossima settimana? Lo saprete nel prossimo post!

Se volete condividere con me le vostre letture natalizie potete farlo postando una foto del libro che avete scelto per calarvi nella magica atmosfera del Natale e taggarmi su facebook o su instagram. Oppure possiamo creare insieme un nuovo hashtag: #aspettandoilnataleconlacasadeilibri

 

Detto questo vi auguro una buona serata e una buona domenica 🙂

 

 

 

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Aspettando il Natale.. “Il regalo più bello” – Einaudi

Buon pomeriggio miei cari.

L’ argomento di cui parleremo oggi e nelle prossime rubriche è un argomento che sta molto a cuore a tutti i bambini e, di conseguenza anche a me, che rimarrò sempre un’eterna bambina.

Siamo ormai agli sgoccioli di Novembre e l’aria natalizia inizia già a farsi sentire. C’è chi, come la mia nonna, è legato alle tradizioni e quindi aspetta l’8 Dicembre per decorare la sua casa con alberi e presepi; c’è chi (come me) non vede l’ ora che arrivi il Natale e quindi inizia pian piano a decorare la sua cameretta e finisce per riempire tutta casa con addobbi Natalizi e, purtroppo, c’è anche chi il Natale non lo festeggia, chi lo sente distante e chi ha smesso di credere nella sua magia e si è ormai rassegnato.

Le strade sono già piene di decori, i centri commerciali pieni di luci e le vetrine addobbate a festa. L’ atmosfera natalizia è un’ atmosfera speciale. Ogni tanto, però, occorre qualcuno che ci ricordi che il Natale non sono le luci, gli alberi, la neve, gli addobbi e i regali… il Natale nasce per prima cosa dentro i nostri cuori: il Natale è gioia, speranza, amore e vita.

Vedo persone che fanno già scorta di regali, ragazzi e bambini che stilano le loro “letterine di Natale”, genitori, amici e fidanzati che si preoccupano per scegliere il regalo migliore (e anche il più costoso) ma non sanno che il regalo più bello di tutti non costa davvero nulla. Il regalo più bello di tutti è l’amore e il Natale dovrebbe servire proprio a ricordarci questo. Ne consegue purtroppo l’ effetto contrario, ovvero la speculazione economica. Io sono dell’ idea che non serve un regalo per ricordare ad una persona che le siamo vicini; non serve il Natale per ricordarci dell’ amore e non servono regali costosi per esprimere i sentimenti più puri.

So che non è pertinente con il post, ma vorrei dedicare due righe per ringraziare i miei genitori, che ci sono sempre stati per me. Sono proprio loro che mi hanno insegnato i veri valori della vita. Gli chiedo scusa per tutte le volte in cui ho invidiato i regali costosi che i genitori facevano alle mie amiche, per tutte le volte in cui non sono riuscita a capire che loro si facevano in quattro per me e per tutte le volte in cui non mi sono accorta che il regalo più grande che si possa ricevere non è una Michael kors, non è un Iphone 6, non è una casa, una villa o un castello… invidiavo le mie amiche, ma il regalo più grande me l’hanno sempre fatto loro, confermando ogni giorno la loro presenza e tutto l’amore che mi hanno dato.

Vorrei che tutti capissero che sono proprio i piccoli gesti che fanno la differenza,sono proprio le cose più sciocche, banali e monotone che ci rendono felici. Se tutti si accontentassero delle cose più semplici, ma che sono le più belle, non esisterebbero più guerre, odio e inutili sofferenze. Per Natale dunque, non chiedete regali: chiedete amore.

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Dopo questo “breve” excursus, vorrei tornare a parlarvi della mia nuova idea.

Ho deciso di creare una nuova rubrica che parte proprio oggi, in data 29 Novembre 2015. La data da me scelta infatti, non è casuale. Oggi ricorre la prima domenica di Avvento. C’è chi prepara il proprio calendario dell’ avvento, chi accende una candela ogni domenica d’ avvento e chi, golosone, preferisce i calendari dell’ avvento con i cioccolatini all’ interno. Siccome io ci tengo molto alla vostra linea e non voglio farvi prendere chili in attesa del Natale, ho deciso di proporre una nuova tipologia di calendario dell’ avvento.

I protagonisti sono proprio i libri. Ogni domenica, fino al 25 Dicembre, vi proporrò una lettura a tema natalizio, per calarvi meglio all’ interno del clima di festa.

Si parte!

Il libro che vi propongo per iniziare al meglio il nostro calendario dell’ avvento si intitola “Il regalo più bello – Storie di Natale” edito Einaudi. Si tratta di una raccolta di racconti di poche pagine che ci illustrano il Natale in tutte le sue sfaccettature. I Natali vengono catalogati in sei categorie:

  • Natale da sogno
  • Natale amaro
  • Buon Natale
  • Natale in famiglia
  • Strano Natale
  • Natale magico

I racconti sono davvero tanti e scritti da autori famosi, tra cui Francis Scott Fitzgerald, Louisa May Alcott, Dino Buzzati, Elsa Morante e tanti altri ancora.

I miei racconti preferiti sono quattro:

  • L’ultimo sogno della vecchia quercia – Hans Christian Andersen
  • Il sogno natalizio di Becky – Louisa May Alcott
  • Vacanze di Natale a Merryvale – Alice Hale Burnett
  • La casa senza – Dino Buzzati

Vi consiglio veramente di leggere questa raccolta, perchè merita davvero. Spero inoltre che questa nuova rubrica vi piaccia. Se anche voi leggerete (o avete già letto) questo libro, fatemi sapere quali sono i vostri racconti preferiti.

Per la prima domenica di avvento è tutto!

Questa rubrica ritorna tra una settimana esatta con un nuovo libro a tema natalizio. Auguro una buona domenica a tutti.

Baci,

Gaia 🙂

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Recensione “Prometto di sbagliare” – Pedro Chagas Freitas

Titolo: Prometto di sbagliare
Autore: Pedro Chagas Freitas
Casa editrice: Garzanti

L’amore è in ogni cosa: c’è amore in una mamma che coccola il suo bambino, c’è amore in un fioraio che cura le sue rose, c’è amore in un abbraccio, in un bacio e c’è amore in una vedova che continua ogni giorno a portar fiori sulla tomba del marito defunto.
L’amore è come l’energia: non si crea, nè si distrugge… si trasforma. L’amore è l’unica cosa che rimane quando il corpo perisce.

È proprio l’amore il tema centrale del capolavoro “Prometto di sbagliare” di Pedro Chagas Freitas.
“L’ amore arriva quando smettiamo di essere perfetti” afferma l’autore. Ed è proprio così: l’amore nasce dal cuore, non dal cervello. Il cuore è irrazionale, sbaglia, chiede scusa, ti fa commettere le più grandi follie ma AMA.

Dopo aver letto la trama credevo di ritrovarmi davanti al solito romanzo che narra l’amore e le sue vicende. Dopo aver letto le prime pagine però, mi sono accorta che questo libro è esso stesso l’amore.

Non c’è una storia principale: c’è una storia iniziale, che è quella di due innamorati che si incontrano dopo tanto tempo in un bar e poi c’è l’amore. È proprio questa la particolarità del romanzo: Pedro Chagas Freitas non ci narra la solita storia d’amore, ma ci narra dell’ amore in tutte le sue forme e manifestazioni, ma soprattutto imperfezioni. L’autore ci offre delle pillole d’amore. Ci sono storie di traditori e traditi, amori spenti, amori noiosi di cui comunque non si riesce a fare a meno; storie di amori folli, amori fatti di sbagli, amori passionali e amore nei confronti della vita.
L’ amore è il filo che lega la vita degli esseri umani.

Lo stile dell’autore è davvero particolare: azzarderei a definire questo libro una bellissima poesia: un inno nei confronti dell’ amore.
È impossibile non rispecchiarsi in almeno uno degli amori narrati, ma è anche impossibile descrivere la bellezza e la grandezza di questo libro. Come si può descrivere l’ inebriante profumo di una rosa? L’unico modo per conoscerlo è odorarla. L’unico modo per amare questo libro è leggerlo.
È uno di quei libri da sottolineare compulsivamente, talmente son saggi e reali.
Vi riporto di seguito qualcuna delle frasi che più mi han colpita (solo qualcuna, altrimenti vi trascriverei l’intero libro, talmente è bello!)

 

 

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“-SOLTANTO stare sulla fune ti lega alla vita.
-Ma fa male. Ma trema.
-E intanto ti regge. E intanto ti afferra. Ti fa desiderare altra fune. Soltanto ciò che ti scivola dalle dita riesce a provarti davvero che hai delle dita. Solo quando sei dinnanzi alla quasi morte dai valore alla vita.
-Ti piace tremare?
-Ho bisogno di tremare. Soltanto ciò che mi astrae mi alimenta. Un orgasmo mi fa tremare, un’ euforia mi fa tremare.
-Anche un dolore?
-Devo capire chi sono. Anche se fa male. Soltanto chi trema capisce chi è. Gli altri non sono: provano a essere. E non tremano mai. Cosa ci fanno qui? Niente che non mi abbia fatto tremare è mai stato indimenticabile.
-La vita serve a vivere momenti indimenticabili.
-Non te lo scordare mai. Esiste vita soltanto se qualcosa in te è sospeso a una fine. Soltanto ciò che ti fa tremare ti impedisce di dimenticare.
-Ti faccio tremare?
-Sempre.
-E quando smetterò?
-Dovremo trovare altre strade. Altre forme.
-Altre persone?
-Se sarà necessario. Quando una persona che ami serve solo a spegnerti, non è poi la persona che devi amare. L’amore deve pretendere la massima sorveglianza, devi essere un soldato sul campo di battaglia, tutto il tuo corpo in attesa di un attacco, di una pallottola perduta. E se c’è una cosa in cui l’ amore è imbattibile è la quantità di pallottole perdute che emana. A volte ti colpiscono e non te ne accorgi. E non esiste più l’ amore, solo un dolore che si va estendendo al centro del tuo petto, un dolore che ti consuma, che ti lacera, che ti abbatte. Credi sia l’amore ed è soltanto una ferita. Ci sono ferite che sembrano amore.
-Una distrazione e l’ amore finisce.
-Una distrazione e la vita finisce.
-È quello che ho detto. ”

 

 

“Lo vedeva per la prima volta e già lo amava da sempre. L’amore è molto facile quando nessuno lo complica.

<<Dammi cinque minuti per conoscerti da anni.>>

Il problema della gente è pensare che per avere senso una cosa debba essere difficile, che per essere vera debba essere lenta. Probabilmente fu per il modo in cui lui la guardava, il movimento degli occhi in cerca del mondo.

<<Non ti conosco per niente ma sono tua per sempre>>.

Tutte le dichiarazioni d’amore sono precoci, questa non fu un’ eccezione. Lui continuò a non parlare ma c’era il corpo, c’erano i gesti, il modo in cui si muoveva in attesa di quello che sarebbe accaduto dopo, non c’è bisogno di un nome per amare una persona.”

 

 

“Prometto di sbagliare” è un libro diverso dai soliti.. è un libro che consiglio a chi ama, a chi ha perso l’ amore e a chi non sa più cosa significhi amare.

Gaia.

 

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Recensione “Hugo e Rose” – Bridget Foley

Titolo: Hugo e Rose
Autore: Bridget Foley
Casa editrice: Edizioni e/o

 

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Frutto dell’ originalissima inventiva di Bridget Foley, “Hugo e Rose” è il romanzo d’esordio di questa nuova scrittrice.

La protagonista è una donna di nome Rose.
Rose ha tutto ciò che si può desiderare: una bella casa, dei figli, una situazione economica agiata e un marito che la ama e la fa sentire importante. Eppure c’è sempre qualcosa che la rende inquieta e insoddisfatta.
La sua vita infatti è stata segnata da un incidente avuto da piccolina: dopo una caduta dalla bici è rimasta in coma per qualche giorno. Durante il coma ha iniziato a sognare avventure su un’ isola meravigliosa al fianco di un bambino di nome Hugo.
Da quel giorno in poi Rose non ha più smesso di fare quel genere di sogni. Ogni notte Hugo e Rose si incontrano sulla stessa isola e insieme vivono avventure straordinarie.
Pur essendo un personaggio immaginario, Rose si sente comunque legata ad Hugo e non riesce a smettere di pensare a lui e alla vita che vive ogni notte nei suoi sogni. La realtà le appare spenta: la realtà non è come lei vorrebbe. Tutto ciò traspare anche agli occhi dei suoi figli:

 

“<<Mamma?>>
<<Adam?>>. Mamma aveva usato il suo tono “serio”. Quello che usava per prenderli in giro bonariamente.
<<Mi racconti il sogno di Hugo che hai fatto stanotte?>>
<<Perchè mi chiedi sempre di Hugo?>>
A lui piaceva ascoltare quelle storie. Gli piaceva pensare a ciò che era successo sull’ isola. Aveva un sacco di motivi per cui le chiedeva sempre di parlargliene… ma decise di dirle il motivo migliore. Conosceva anche la parola giusta. Un complimento. Voleva fare un complimento alla mamma.
<<Perchè quando parli di lui sei bella>>.
Mamma non disse più niente dopo quella frase. Rimase muta, come se qualcuno avesse anche girato la chiave della porta che si era chiusa dentro di lei. ”

 

Un giorno come tanti. Un posto come tanti. Casualmente. Nella vita reale. Rose incontra Hugo.
Da questo giorno in poi la sua vita non sarà più la stessa. Adesso ha difronte l’ uomo che l’ ha accompagnata ogni notte nelle sue avventure. Hugo è soltanto l’ uomo che compare NEI suoi sogni o è anche l’uomo DEI suoi sogni?
Perché entrambi si conoscevano senza neanche essersi mai incontrati? Perché Rose non ha mai fatto sogni diversi dopo quell’ incidente? Chi è Hugo nella vita reale? Cosa ne sarà di Rose, della sua famiglia, dei suoi sogni?

 

“<<Forse… forse è questo che sono i sogni. Forse le persone che vediamo in sogno sono individui reali che hanno qualcosa da insegnarci, che possono aiutarci in qualche modo… Ma dai sogni ci si sveglia. I sogni dovrebbero aiutarci a vivere meglio la vita… non impedircelo>>. ”

 

Se davvero “chi ben comincia è a metà dell’ opera”.. Bridget Foley ha davanti una grande carriera. Questo romanzo mi ha lasciata davvero senza parole.
La storia è geniale e non cade mai nel banale. Anche il finale mi ha sorpresa: a inizio romanzo l’ avevo immaginato del tutto diverso.
Lo stile è semplice e leggero e il romanzo risulta molto scorrevole e mai noioso. L’ alternanza sogno/ realtà é gestita in maniera impeccabile dall’ autrice.
È uno di quei romanzi che riesce a tenerti incollato alle pagine anche una notte intera.
Consigliatissimo!

Ringrazio la casa editrice Edizioni e/o che mi ha dato la possibilità di leggerlo in anteprima e presentarlo già a voi. Il romanzo è in uscita il 10 Settembre. Se vorrete acquistarlo non ve ne pentirete.

Alla prossima recensione,
Gaia 🙂

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Recensione “La strada” – McCarthy

Titolo: La strada
Autore: Cormac McCarthy
Casa editrice: Einaudi

Sembra quasi che la letteratura contemporanea si sia incrostata. I generi più gettonati ormai si sono ridotti a due: il “romance” ed il “distopico”. Ci chiediamo dunque perché valga la pena leggere libri che trattano tutti lo stesso argomento e che si somigliano tra loro. Bella domanda ragazzi.
Tra i due generi oggi parleremo del “distopico” o “post apocalittico”. Questo genere nasce proprio dalla domanda: “Cosa ne sarà del mondo tra cento, duecento, trecento o qualsivoglia anni?”
E qui l’ uomo risponde con la fantasia. Inizia ad immaginare macchine volanti, robot, viaggi su altri pianeti ma soprattutto: distruzione. Il distopico è proprio un anti-utopico. Mi domando perché quando l’uomo immagina il futuro cade sempre nel distopico. Ma vabeh.

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Chiusa questa parentesi torniamo al nostro argomento principale. Oggi parliamo infatti del famosissimo romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy: “La strada”.

La trama è davvero così semplice e lineare che mi riuscirebbe impossibile anche fare spoiler.
I protagonisti sono un padre e un figlio, che l’ autore chiama semplicemente “uomo” e “bambino”. È intento dell’ autore infatti non fornirci alcuna informazione sulla loro identità.
“La strada” è il viaggio dei due protagonisti in uno sfondo post- apocalittico. Viaggiano verso l’oceano, nella speranza di trovarci un posto più accogliente dove stare. I pochi superstiti sono divisi tra buoni e cattivi: questi ultimi, purché sopravvivere, uccidono gli altri uomini e si nutrono di essi. (Vabbene, questo potevo risparmiarvelo). Proprio per questo motivo i due protagonisti viaggiano muniti di una pistola per difendersi e di un carrello che contiene quelle poche scorte di cibo che riescono a racimolare lungo la strada.
Durante il loro viaggio l’azione è davvero ridotta al minimo, tanto che alcuni l’hanno trovato persino noioso. Allora perché io sono qui a consigliarvelo?
“La strada” è un capolavoro. È uno di quei libri che mi rimarranno impressi per sempre. Il finale è davvero commovente, ma innanzitutto per non fare spoiler e in secondo luogo per invogliarvi a leggere il libro, non ne parlerò.
McCarthy ha uno stile minimalista, ma allo stesso tempo ricchissimo. Nonostante il romanzo non sia il massimo dell’ azione, riesce a renderlo unico e ad invogliare nella lettura.
La vera protagonista non è la catastrofe che ha distrutto il mondo, bensì la natura, l’istinto di sopravvivenza, la fame.
Ciò che ha prodotto questo scenario viene infatti ridotto solo ad un flashback:

“Gli orologi si fermarono all’una e diciassette. Una lunga lama di luce e poi una serie di scosse profonde. Lui si alzò e andò alla finestra.
Cosa c’è?, disse lei.
Lui non rispose. Andò in bagno e premette l’interruttore ma la corrente era già andata via. Un debole bagliore rosato alla finestra. Lui si chinò su un ginocchio e alzò la levetta per bloccare lo scarico della vasca e aprì al massimo tutti e due i rubinetti. Lei era ferma sulla porta in camicia da notte, aggrappata allo stipite, una mano a sostenere il pancione.
Cosa c’è? Che succede?
Non lo so.
Perché ti fai il bagno?
Non mi faccio il bagno. ”

“La strada” è uno di quei libri che vale davvero la pena leggere. Lo stile di McCarthy è inconfondibile.
Questo libro merita cinque stelline su cinque.
Spero di avervi dato almeno un buon motivo per dare una chanche a questo libro. Ci vediamo al prossimo post!
Gaia 🙂

 

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